Luna senza fiato


Mi dispiace

aver corrotto

l’Amore

con una piacevole

violenza.

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Ne rideremo, poi.


Ci sono delle volte che respiri e ti manca comunque l’aria.

È il momento in cui ti rendi conto che sei nei guai; il suo profumo, la sua pelle, sono diventati la tua aria.

Ti rigiri nel letto pensando a tutto quello che di bello hai fatto saltare in aria, come se fossi una bomba taciturna che riesce a complicare le situazioni anche nel tentativo di risolverle; sentirsi un elefante in una cristalleria che prova a dare una mano a sistemare, ed invece crea il panico. Non importano più le buone intenzioni, dato che è tutto sotto sopra ormai.

Assurda la fragilità dei rapporti umani.

Forse è per questo che preferiamo alzare il naso all’insù, perderci nel buio e sentirci piccoli. Così piccoli da pensare che potresti anche prenderti la briga di esplodere, perché tanto, in questa immensità di entropia irrefrenabile, creeresti silenzio.

Il tuo silenzio.

I pensieri stancano


Ehi ciao,
come stai?
Domanda un pò banale, ma ti pensavo sai?!
Immaginavo i pensieri che ti segnano il viso
come questa pioggia che ti leviga la pelle.
Pensavo che il sole sarebbe bastato, ad andare avanti
a vedere che lì fuori c’è qualcosa di più,
ma quel “qualcosa di più”, per me , eri tu.

La distanza l’ho scelta,
ci speravo davvero potesse disinfettare,
ma a quanto pare ancora non so sbagliare,
ancora non ho deciso chi diventerò.
E tu sei così bravo a perderti,
così bravo a sperare,
a guardare, a sognare,
che invidio da sempre
il bambino cresciuto che sei.

Vorrei poterti salvare,
da me.

Lasciati andare,
goccia dopo goccia,
lasciati consumare
da questo silenzio amaro,
errando ancora
ci rincontreremo.

Ti guardo di nascosto


Vorrei darti baci più dolci,

tenerti in me

quando ti chiudi in te.

Vorrei saperti dare tutto quello che

sono e non sono,

soprattutto quando mi tieni distante

sotto questo cielo da neve che,

come me,

si tiene dentro parole

o cristalli.

Esserci a metà


Mi chiedo quante persone si perdono nel nulla, nel lutto di ciò che era, incuranti delle future possibilità.

Quanti si spezzano in silenzio, al nostro fianco, per sorriderci subito dopo come se nulla fosse?

Quanti traumi il nostro essere-nel-mondo deve ancora curare, prima di potersi godere un po’ di sole?

Quanto ancora ci nasconderemo in quel silenzio che vuole solo essere ascoltato?

Capito, no?


A volte il mare sembra tutto uguale all’orizzonte. Come in montagna, quando arrivi nelle zone brulle. Che tu decida di affondare nell’acqua salata o nell’aria rarefatta, puoi metterti l’anima in pace: non se ne accorgerà nessuno.
Sembra essere il mondo delle distrazioni; ogni singola volta che ti dicono “dai, non pensarci” è proprio il momento in cui ci devi pensare. La felicità può essere un bel traguardo, finché non tenta di soffocarti ogni volta che ti costringe a fingere di stare bene. Arriva, quando meno te lo aspetti, tra un sospiro di sollievo e l’altro, e mentre non ci pensi ti ruba l’aria. Ti inizia a impilare  metri cubi d’acqua sopra la testa che, non sai come né quando, ti piomberanno addosso.

Avrei bisogno di un po’ di pioggia, della pelle che si infreddolisce e del profumo della pioggia, solo per ricordarmi quanto è bello addormentarsi sotto al sole.
Se pensate che ogni singola vita ha un proprio modo di stare al mondo, cosa mi impedisce di trovare la mia felicità nello star male ogni tanto?
“Star male è ok” , vi direi. Ma a chi dovrei dirlo se neanche si accorgono di come sprofondo nella luce illusoria della luna?
Perché, a quanto pare, la notte è il regno delle illusioni…che non sono altro che sogni ad occhi aperti.

Mi dicevi di come ti piaceva questa città, che io detesto. Affoga nella felice infelicità di non volerne sapere come si va avanti, perché da qui si fa prima ad andare via. Chissà se riuscirò a lasciarmela alle spalle. Chissà se riuscirò a farmela scivolare dentro. Chissà se riuscirò in qualcosa che non sia esserci-a-metà e non-esserci-a-pieno.

Non scomodiamo la Luna


Se dovessi paragonare l’insonnia a un cammino, di sicuro non sarebbe né un’escursione in montagna né tanto meno una passeggiata al mare. Forse una traversata in una foresta fitta renderebbe di più l’idea. Con dislivelli fastidiosi, radici infami che ti fanno inciampare e neanche un filo di luce. Le fronde fitte degli alberi, dei pensieri, che non lasciano scampo. Non lasciano per te neanche un raggio di sole. Tanto che te ne fai, tu, di un raggio di sole, di notte?

Dovrei chiamare in causa la Luna.

Fissare il soffitto buio, reinventarsi un cielo, a che può servire?

L’insonnia porta con sè il nome di tutte quelle storie che non riesci a raccontarti. Tutti quei nomi a cui hai dato troppa importanza. Tutti quelli che non ti hanno dato importanza. Quel tutto che, qualche sospiro dopo, sembra niente.

“Non riesco a dormire perché… Insonnia”.

Somnus (instrumental version extended)

1950


Nel denso buio
sfugge una lacrima.

Lo spazio di un sospiro
che ci separa,
ora tace.

Forma non c’è
per questa pace
né pel sorriso
tuo.

Se fossero piume queste parole
riempirebbero il baratro
dell’insicurezza.

Ho preso in me
il tuo vuoto,
per tenerlo accanto al mio;
sia mai si facessero
qualche
illusoria carezza.

Gli anni non bastano


Una pioggia di realtà le piombò addosso, come quando ci sveglia di soprassalto da un sogno.

Quella bolla che la isolava era esplosa. Era vero, era tutto vero. Tutte quelle speranze e quella paure, presero forma : non era più solo nella sua testa, adesso era un dato di fatto.

Quella canzone, quella stramaledetta canzone…com’è possibile innamorarsi così, da un giorno all’altro, di una sconosciuta?

Tutti e nessuno


Chi vuole cambiare?

Tutti e nessuno.

Tutti quando sanno che è necessario e -passatemi il francesismo- si sono rotti le palle.

Nessuno poi lo fa veramente.  O quasi nessuno. Che motivo ci sarebbe di fare un tale sforzo, se posso cambiare le cose al di fuori di me?

Se non riesco a rapportarmi al mondo, cambio mondo verso il quale rapportarmi. Se non mi sta bene un posto, me ne vado. Come se cambiasse poi veramente qualcosa.

Sicuramente è più facile guardare altrove. Dove non si vede quel fardello da sciogliere che è il nostro Io ingarbugliato, il quale, col tempo, quasi non riusciamo a immaginarlo diversamente.

Basterebbe un pò d’immaginazione…