Addio


Se

nessuno mi vede,

in questo mondo,

che ci sto a fare?

Se il mio amore

ed il mio dolore

non possono esistere,

che ci sto a fare?

Avete ragione tutti,

è solo colpa mia :

me ne andrò in silenzio,

non disturberò più.

Pensi e ripensi


La nausea di ricordi,
la testa che gira,
non sai più cosa è reale.

In frantumi,
dopo un colpo secco
nel punto di rottura:
non sai che fare,
sola,
lasci che i tuoi vetri
ti graffino la gola.

Non riesci a vivere,
non riesci a morire,
nel limbo
ti lasci dissanguare.

“Qualcosa di buono”,
ti ripeti,
“qualcosa di buono c’è da salvare”,
ma sei la sola a crederci.

Invisibile


Non si sono mai accorti di me,
non mi vedono.
Come un vetro,
scoppiai,
e i ricordi
graffiano
la gola.

A nessuno importava,
a nessuno importa.

Non ero abbastanza?

A chi importa?

Potrei sparire,
svanire come un sogno
quando ti svegli,
nessuno se ne accorgerà,
resterà solo un vago senso di qualcosa.
Sarei solo un problema in meno.

A chi importa?

Amavo, ma non è bastato.
Che voglia di morire.

C’era una volta


È dunque questo, l’Amore?
Riuscire a sentire ciò che si è ed essere qualcosa che non si è mai stati, nel tempo di uno sguardo?
Sentire qualsiasi barriera interiore dissolversi, seraficamente , come acqua che evapora e forma nuvole di pensieri leggeri, lontani.

La fragilità dell’Io


Amarsi, per lasciarsi amare.
Quel buco nel petto
è una voragine ormai.
La persona che ero?
Divorata, bugia dopo bugia.
È questa voglia d’amare
che non sa dove andare

Vago, canticchiando
la melodia che mi seppellirà.
L’ultima brandello di me,
chissà dov’è,
forse l’ho lasciato in mano tua
mentre eri con lei
e dicevi di amare me.

Chissà dov’é, chissà dov’é,
annegherò cantando di te.

Cos’è rimasto a parte il silenzio?


Abbiamo un difetto cognitivo logorante: non ci diamo pace finché non otteniamo delle risposte, anche se menzognere.

I miei errori sono così imperdonabili?
Mi sono resa davvero immeritevole di fiducia?
Perché i miei bisogni non erano importanti?
Perché chiamarmi “Amore” se poi, non avevi intenzione di amarmi davvero?
Non ho amato abbastanza?
Non ero io abbastanza?
O forse servivo solo per colmare qualche vuoto?
Avrò mai risposte a tutto questo?
Avrai mai il coraggio di chiedermi scusa, davvero?
Ci tenevi alla mia felicità? E ora?
Ci tenevi così tanto da sperare che non mi accorgessi di nulla?
Sono solo poco meno di un ricordo?
Sono solo un nome tra tanti?
Se valevo così poco, perché non lasciarmi libera di essere felice da sola?
Perché ci credevo solo io in quel “Noi”?

Spero solo che tutto questo diventi un vago ricordo lontano.
Perchè consumarsi per chi non ci ha scelto?
Perché consumarsi per chi sta meglio senza di noi?

Queste domande appese resteranno così, nella mia testa, senza risposta.

 

 

Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me.
Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide,
a non sentirmi parlare, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno,
a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.
Forse si sta meglio, o forse no.
Però mi è venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te.
Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere.
Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.

(Soren Kierkegaard, tratta da: “Diario di un seduttore”)

Al civico 28


Iniziò a diluviare, prevedibile pomeriggio autunnale.
Sotto al porticato aspettava, niente di particolare, però aspettava. Si godeva le folate di vento e la vicinanza della pioggia senza che lo sfiorasse; gli sembrava di vivere la metafora dei suoi amori, dato che anche con le persone si avvicinava abbastanza per goderne il profumo, senza mai immergersi veramente. Esserci totalmente per qualcuno era troppo destabilizzante per lui, forse aveva paura di perdere il controllo.
Una voce, giungendo da dietro, tagliò veloce il filo di quei pensieri.

<< Oh, qual buon vento…erano mesi che non ti si vedeva in giro>>
<< Sono stato fuori, avevo bisogno di cambiare aria. Ogni tanto, serve a tutti…>>
<< Affari di cuore?>>
<< Anche >>
<< Mh… Dalla faccia che hai non sembra tu abbia risolto qualcosa. Cos’è?! Non ti amava più?>>
<< No, anzi… forse è l’unica persona che mi voleva senza pretendere di cambiarmi>>
<< Capisco. Sai, prima che mi decisi di fare sul serio con mia moglie ricordo benissimo quanto mi cagavo sotto! Feci lo stronzo per un pò, mi allontanavo, mi riavvicinavo…provai a stare anche con un’altra, avevo paura di perdere la mia libertà, o chissà cosa mi passasse per la testa. Quando ho iniziato a capire che il mondo senza lei non mi bastava, ho realizzato che donarsi completamente a qualcuno ti fa sentire tremendamente vulnerabile, ed è solo questione di fiducia verso l’altra persona. Se non ti vuole cambiare, sei fortunato. I rapporti di oggi girano tutto su quello che vogliamo dall’altro senza vedere chi è, senza inebriarci della sua essenza>>
<<Sì… ma è andato tutto a quel paese. Ormai è tutto finito, ho pure un’altra storia e va bene così>>
<<Bhe, se ne sei convinto…>>
<< Non è stata certo una santa, evidentemente non era destino e basta>>
<<Sì certo, certo. Avrà sicuramente anche lei la sua parte di colpe, ma stai qui a guardare la pioggia e a pensarci ancora>>
<< …E’ solo un momento>>
<< Non importa quante altre storie avrai. Prima o poi ti capiterà di vederla felice con qualcun altro, e in un istante capirai che forse una chiamata, uno sforzo, qualcosa potevi farlo. Ti auguro di non arrivare mai a quel punto per capire quanto ami una persona. Se ti rendeva davvero felice, provaci. Sii onesto con te stesso per una volta. Magari è lì che aspetta una tua chiamata. Chi lo sa.>>
<< Mi odia. Ed è passato troppo tempo>>

Sentì la mano al centro della schiena spingerlo fuori dal porticato, i capelli scuri divennero ancora più scuri sotto la pioggia. Restò lì, indifeso sotto tutte le gocce che non voleva affrontare.

<< Il tempo che hai a disposizione non è infinito. Vuoi invecchiare appresso al tuo orgoglio o ti dai una svegliata?!>>

Mentre gli occhi bruciano


Sicuramente non mi pensi
certamente non ti manco,
chissà se hanno avuto senso
tutte le mie carezze.

La risata,
in un pianto sommesso,
è la mia preferita;
la più forte che riesca a sfoggiare
nel mio deserto interiore.

Son quasi certa che
non mi verrai a cercare,
Tu, che già
ti consoli
con altri pensieri,
son finalmente libera
dalle tue mani,
come un giocattolo
di cui presto
ti sei stancato.

Libera.
Voglio coltivare girasoli
dentro me.

[Img. di @shaza.wajjokh]

Sconfitta


Non ho paura della notte,
del buio o del silenzio.
Questa mia testa,
in un gaudioso tormento
non smette di ricordare.

Mi gira la testa
a inseguire
i giorni felici,
quelli in cui credevo
di aver donato il mio cuore,
anziché mandarlo in prima linea,
ignaro della guerra
che gli spettava.

Una pallottola,
ancora incastrata
dentro,
ha inciso sopra
“speranza”.

La folle speranza
di essere in errore,
di pensare al peggio
in preda alla rabbia:
quella pallottola
penetra ancora più a fondo
quando giunge la mano
della Consapevolezza,
e la spinge forte,
rammentando
di esser stati ingannati,
e sperare fa solo
male.

Dell’amore cosa è rimasto?
Dell’amore…ma quale amore?
Nessun amore, nessun amore
solo un’amara illusione.

Vorrei andare a dormire
e non svegliarmi più.
Questo cuore merita pace,
questo cuore merita solo
un pò di pace.

 

-cit.


“Marcus, sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona?”

“No.”

“Perderla.”.

-La verità sul caso Harry Quebert
JOËL DICKER