“Una luce perfetta”


Ho ritrovato delle vecchie foto per sbaglio. Ero sicura di averle messe in un posto sicuro dove non rivederle più, invece eccole qua sotto i miei occhi. Nel vederle ho ricordato perfettamente gli istanti prima che la scattassi.

Eri davanti a me in silenzio, mentre ti camminavo incontro d’un tratto dicesti : <<Fermati, c’è una luce perfetta>>.

L’unica cosa che pensai fu che sarei riuscita a rovinare anche quella perfezione; la mia tristezza, in quel periodo, la sentivo come un buco nero che stava inghiottendo qualsiasi cosa le si avvicinasse. Anche quella luce perfetta.

A rivedermi adesso realizzo che la stanchezza dominava il mio viso, nonostante i miei sforzi nel nasconderla.

Nel rivedere queste foto, non penso a me, ma solo a te dietro l’obiettivo…e la tua voce seria.

Lo vedevi quel buco nero nel petto, eri consapevole di quanto mi lasciasse senza forze ogni volta che decidevo ad affrontarlo – con pessimi risultati- eppure non arrivò una parola di conforto. Ti sentivo sempre così distante.

Perché?

Ancora non capisco. Perché?

Eri la mia Kryptonite


Parlavo con un folle,

mi diceva che in fondo

io non sono così male come credo.

Ognuno ha i propri mostri

e bisogna aver paura di chi

non li ammette mai.

Colpiva nel segno nel dirmi

“Hai paura ad amarmi perché sai che mi ferirai?

Dovresti trovare la tua Kryptonite,

quella persona che tiene a bada

i tuoi superpoteri…negativi”.

Risposi, senza pensare,

che già l’ho incontrata,

ma essendo io incapace a vivere la felicità

l’ho persa.

“Se potessi rivederlo, che gli diresti? “

“L’essenziale:

Mi manchi ogni giorno, ma non voglio che torni, meriti di essere felice come io non ho saputo fare. Grazie di esistere.

Mi dispiace, per tutto, davvero. “

Brevi confessioni #3 – Il dopo


Ho provato in tutti i modi a non pensarci più, a non ricordare, però è stato letteralmente impossibile. Così ho lasciato che qualsiasi pensiero si manifestasse senza restrizioni. Anche se sto meglio, ci sono giorni in cui ho bisogno di considerare tutto solo un incubo lontano e mi sforzo di concedermi, almeno per qualche ora, l’illusione che non sia mai successo per sentirmi un palloncino d’elio che può volare dove gli pare; perché senza quei momenti di leggerezza ho paura che potrei non tornare a vivere più, o che innamorarmi per me sarà ormai impossibile per sempre. Non voglio essere pessimista, però la sensazione a volte è quella, perciò provo a trasformarmi in un palloncino…solo ogni tanto.

Ironicamente, anche quando le cose vanno bene, succede comunque un fatto, un incontro sbagliato o una parola di troppo, ed inevitabilmente torna tutto alla mente. Sarebbe più facile se gli uomini -ma pure le donne- fossero educati ad ascoltare anziché dominare. Sarebbe più facile vivere per tutti, e per me personalmente sarebbe più facile dimenticare.

“Ognuno ha le sue ferite” , ma non tutti riescono a gestirle.

Vorrei non pensarci più. Confesso che ci sono giorni che odio avere così chiaro in mente non solo quello che è successo, ma anche tutte le conseguenze che non volevo. Prendersi le proprie responsabilità davanti lo specchio non serve a molto se, come un eco lontano, percepisci riaffiorare lo sconforto più totale per quei “no” detti e non ascoltati, e tutti quei sensi di colpa di cui non dovevo caricarmi e che invece, per un gioco perverso, ho preso sulle spalle lasciandomi affondare. Odio ricordare odori, e sensazioni sulla mia pelle ed odio profondamente anche ricordare il calore dell’unico abbraccio che mi abbia mai fatta sentire a casa: l’unico abbraccio di cui avevo bisogno e che non ho avuto il coraggio di chiedere quando ancora potevo.

Solo dopo aver profondamente accettato che il dolore, di chiunque, ha il diritto di dover essere espresso, solo dopo aver compreso che ciò che rende Vera una persona sono proprio le ferite che teme di mostrare; solo dopo tutto questo ho imparato l’arte di lasciarsi andare e mostrarsi fragili, esprimersi senza reticenze. Avrei voluto farlo tanto tempo fa e non perdere la persona che amo per una paura così futile. Avrei dovuto trovare il coraggio di parlare. Ora lo so che se fossi stata più gentile con le mie debolezze, dandogli voce anziché nasconderle, avrei evitato tante situazioni deleterie. Avrei dovuto fidarmi di chi mi amava sinceramente e che avrebbe ascoltato tutte le mie lacrime, una ad una. Ora lo so, avrei dovuto essere meno dura con me stessa e non impuntarmi a dovermi mostrare sempre forte, quando non lo ero affatto.

Confesso che ci provo a darmi tempo, tento di fidarmi di qualcun altro che vorrebbe – a suo dire- amarmi. Eppure a distanza di un quasi un anno, mi ritrovo ancora a guardar occhi diversi sciogliersi nei miei, ed io che non provo nulla.

Il gelo dentro di me, non so nemmeno come riesco ad andare avanti. Sono in piedi, sono una persona piena di risorse e nonostante le nuove sofferenze che mi ricordano le vecchie, mi rendo conto che alla fine una piccola -ma fondamentale- vittoria me la sono presa: perché anche se là fuori continuerò a incontrare persone incapaci di stare in pace con se stesse, che tentano di intrappolarmi in rapporti disfunzionali, io non gli lascio divorare più neanche un briciolo di me.

Sono stata così fortunata in amore per quasi tutta la mia vita, che davo per scontato che se qualcuno dice di amarti e di desiderarti poi cercasse di fare veramente il tuo bene. L’ho dato così per scontato che , ingenuamente, sono finita per fidarmi di chi aveva il romanticismo sempre sulle labbra, però mai sulle mani.

I segni peggiori non si vedono. Le notti insonne in preda al senso di oppressione perchè senti ancora quelle mani sul collo, non le nota nessuno. Come fai a raccontare una cosa del genere? La paura a farti sfiorare, o ad avere un appuntamento, non le percepisce chi ti sta a fianco; il senso di smarrimento, la pelle che sembra non scaldarsi mai in nessun abbraccio, la voglia di scappare il più lontano possibile, nessuno può farci caso. Ancora adesso mi chiedo : ma come faccio a parlarne? Per fortuna scrivere mi riesce più facile.

Dopo tutto questo, ho dovuto accettare che una parte di me è soffocata lentamente. Quello che prima mi emozionava, adesso ha solo il ricordo di quella vibrazione dell’anima. Non cerco più “il principe azzurro”, non riesco a guardare un’altra persona senza pensare che probabilmente sta lottando per non mostrarmi i suoi mostri neri, soprattutto sento di non riuscire più a lasciarmi andare e sperare che posso ricominciare e voltare pagina nell’impeto di un nuovo innamoramento improvviso. Perché io, nel modo in cui sognavo prima, non sogno più. Ho bisogno di molto di più.

Mi faccio bella, sorridente, e mi immergo nella vita delle persone, e benché mi avvicini molto agli altri e trovi ancora la voglia di dare, e mi senta dire “quanto sei diventata forte” , dentro ho l’amara sensazione di essere un relitto disperso nelle profondità di un rimpianto e tutto ciò che di me è manifesto è qualcosa che ho dovuto ricostruire ex novo, per poter andare avanti. Una ricostruzione che mi sembra quasi artificiale.

Il dopo, a fronte di certi traumi, è come una rinascita carica di tutta la tristezza del lutto della tua vita passata.

Jazz solitario


Vago,

ancora tra mani sbagliate.

Gli uomini sanno esser violenti,

loro api

ed io un fiore

che vorrebbe smettere di fiorire

pur di non attirarli più;

ti amano a parole,

ma lascian segni con le mani.

Vago sola,

nel pianto nascosto

il tuo nome negli occhi,

la voglia di scappare,

di tornare da te.

Sono sempre voluta scappare da te,

non l’hai mai capito.

Vorrei, ma non posso.

Cercherò di danzare,

sola,

con tutte questi segni da curare

tra acqua fredda

e lacrime invisibili.

Volevo amarti, ma…


Giuro, vorrei smettere di autosabotarmi, ma quando lo capisco è già troppo tardi.

Chi mai può comprendere la fatica della lotta contro se stessi?

Giorno, dopo giorno,

notte, dopo notte.

Testa persa


Sembra sempre più crudele

il tempo

che anziché aiutarmi

a curare tutte le ferie

me le ricorda

una

ad

una.

Nostalgia canaglia


Sei la spina nel fianco

che fa male la mattina

e passa la voglia di fare.

Sei la spina nel fianco

quando provo a lasciarmi andare

per tornare ad amare,

poi penso a te,

e scappo da chi prova a sfiorarmi.

Sei la spina nel fianco

che torna a far male,

se in preda all’entusiasmo

faccio un movimento sbagliato.

Sei la spina nel fianco,

che ho strappato via,

certa di esser già guarita,

eppure il buco è ancora lì:

in quel vuoto ti sento ancora.

Pensavo saresti stato il mio compagno di vita,

un po’ ho indovinato:

in quel vuoto

sei sempre con me,

anche se

né io né tu,

lo vorremmo.

Il sole dimentica


C’era una volta,

adesso non c’è più.

Respira,

perdi il senso del tempo

in questa illusoria

vita della mente.

Respira,

sospendi il passato,

il rancore,

ciò che è stato,

non serve perdonare

non serve amare

non serve neanche odiare,

quando nel profondo

non sai confessarti

“ne sento forte la mancanza” .

Respira,

la pelle si colora

di nuova luce,

e ridi

alle parole di quel saggio

che diceva

che il carattere è il tuo destino;

tu sei altro ormai

nel tuo profondo interno,

e a quel destino

non ci stai più dentro.

Esausta


“Questa è l’ultima volta, poi passerà”,

mi ripeto, sperando l’incubo si dissolva.

Invece torna, e ritorna.

“Tutta colpa tua” ,

avete ragione: è stata tutta colpa mia.

Il mio dolore non doveva esistere,

dovevo essere forte.

Sono esausta, di lottare,

di ritirarmi su

di sperare di aver pace

di crearmi una felicità

che con nulla, viene risucchiata via.

Lo so, è tutta colpa mia,

se ho detto di “no” ,

ma non è bastato,

se non vedevi la mia sofferenza,

se ho ancora le mie grida

bloccate in gola,

e bruciano.

Tutta colpa mia se desideravo solo

essere vista, sentita nel profondo

solo da te.

Proprio tu, che mi hai avuta anni sotto gli occhi

e non è bastato.

Le mie parole non hanno senso,

il mio tormento non ha senso,

ti immagino ridere di me

e non ti biasimerei se lo facessi davvero.

Passerà, passerà

certo che passerà,

mi sdraio,

qua,

immobile;

il freddo

porterà via tutto,

anche me.